Biografia

Benedetta Bianchi Porro

Benedetta Bianchi Porro
Poco meno di ventotto anni di vita, ma la breve esperienza umana di Benedetta Bianchi Porro - della quale è in corso il processo di beatificazione - rappresenta una delle più luminose testimonianze di fede del nostro tempo.

Gli eventi esterni che contrassegnano l'esistenza di Benedetta - nata a Dovàdola (Forlì) l' 8 agosto del 1936 - sono molto scarni e, in pratica, si possono riassumere negli studi di medicina all'Università di Milano (dal 1953 al 1959: studi poi interrotti sul finire per gravi motivi di salute) e in alcuni pellegrinaggi (a S. Giovanni Rotondo per incontrare padre Pio, nel 1958, e a Lourdes nel 1962 e nel 1963).

Il segno distintivo della vita di Benedetta è stato, in realtà, il lungo calvario personale, attraverso il quale essa disegna la parabola del suo cammino di purificazione e trasfigurazione cristiana del dolore.

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Le sofferenze cominciano per Benedetta fin dalla nascita: nel novembre del 1936 è colpita da poliomielite.Poi, nell'adolescenza, le sempre più dure prove: il busto ortopedico per evitare malformazioni alla schiena (1949); l'intervento correttivo al piede (1951); i primi sintomi di sordità (1952); con successivi infruttuosi tentativi di sedute psicoterapeutiche (1955-1956); l'intervento per l'accorciamento del femore sinistro (1955) e, infine (1957), la diagnosi di neurofibromatosi diffusa (morbo di Recklinghausen). Da questo momento si moltiplicheranno le operazioni e i ricoveri: asportazione di un neurinoma dell'acustico, con successive complicanze (resezione, per errore, del 7° nervo cranico sinistro); plastica facciale e intervento di anastomosi spino-facciale sinistra (1957); vertigini e difficoltà di deambulazione (1958); principio di paresi agli arti inferiori e intervento di laminectomia, con complicanze operatorie - paresi totale degli arti inferiori e paralisi dello sfintere vescicale (1959) -; ascessi multipli e estrazioni dentarie (1962); segni di perdita visiva bilaterale; intervento di deviazione ventricolo-cava superiore; cecità completa (1963). La morte coglie Benedetta a Sirmione il 23 gennaio 1964.

Il percorso di questa vita di sofferenze - documentata da diari, lettere e testimonianze raccolte da parenti e amici (riuniti nell'Associa- zione Amici di Benedetta, con sede a Forlì, in via Pedriali 18) - è un esempio di come si possa amare Dio e l'uomo, vivendo giornate "eternamente lunghe e buie", ma "pur dolci di un'attesa infinitamente più grande del dolore" (a padre Gabriele [Casolari], luglio 1963). La lucida consapevolezza di Benedetta nell'abbandonarsi al mistero di Dio; la spontaneità e la tenerezza di sentimenti nel comunicare stati d'animo, avanzamenti ed ostacoli della sua esperienza di fede;

lo slancio della sua carità per cercare sempre meglio, con Gesù crocifisso, di "abitare negli altri" danno, in realtà, la misura di come si sia intensamente e gioiosamente consumata quest'esistenza e del dono di grazia concesso alla Chiesa attraverso di essa.

Benedetta bianchi porro
Ogni volta che si rilegge la vita di Benedetta si resta stupefatti, come dinanzi a un provvidenziale mistero, che mentre rende palpabile la nostra pochezza o la nostra mancanza di coraggio, esalta la sua fede totale e il suo indomito zelo nello spendersi per il Signore e per gli altri. Ecco perché da lei possiamo imparare - a saperci mettere sulla sua lunghezza d'onda spirituale - la fatica del viaggio che bisogna compiere per arrivare davvero a credere e la luce che inonda la vita ogni volta che facciamo un passo importante verso quella meta.

Da questo punto di vista, la vita di Benedetta appare come una sorprendente festa della luce. Non perché evidentemente manchino nella sua esperienza quotidiana - che, da un certo momento in poi, è stata tutta una "via crucis" - momenti di buio e di paura, ma perché la sua continua crescita nella fede le ha sempre aperto il cuore allo stupore per le meraviglie di Dio, nel mondo e nella sua stessa vita, anche quando guardate dall'abisso della malattia e della notte interiore.

Questo è il segno profondo della santità di Benedetta: non solo aver sopportato pazientemente la sua croce, ma averla abbracciata con amore, lasciandosi trasfigurare dalla carità di Cristo. Così ha saputo vedere tutto con occhi nuovi, candidi e luminosi. Così tutto è diventato per lei grazia e speranza, gioia e ringraziamento.

Fonte: www.testimonideltempo.it